Suburbana Collegno

PERFECT DAYS

mercoledì 27 giovedì 28 novembre 2024 - ore 21

Regia: Wim Wenders - Sceneggiatura: Takuma Takasaki, W. Wenders - Fotografia: Franz Lustig - Montaggio: Toni Froschhammer - Interpreti: Kôji Yakusho, Min Tanaka, Arisa Nakano, Tokio Emoto, Tomokazu Miura, Kôji Yakusho, Min Tanaka, Tokio Emoto, Aoi Yamada, SayurI Ishikawa - Giappone 2023, 123’, Lucky Red.

Hirayama ha circa sessant’anni, vive a Tokyo e non è sposato. Lavora come addetto alle pulizie delle toilette pubbliche della capitale nipponica, ogni giorno si sveglia all’alba e dopo aver compiuto una serie di rituali si reca al lavoro. In pausa pranzo consuma il suo pasto seduto alla panchina di un parco - sempre lo stesso - e scatta una fotografia agli alberi che lo circondano. A fine turno prima di tornare a casa va in un “sentō” (il tipico bagno a pagamento giapponese) per togliersi di dosso lo sporco e la fatica della giornata. La sera nella pace del suo piccolo appartamento legge un libro e si mette a dormire. Nel ripetersi del quotidiano, una serie di incontri inaspettati rivela gradualmente qualcosa in più del suo passato.

Sembra un film giapponese ma in realtà è animato da tutte le idee che Wim Wenders ha sviluppato nella sua carriera. Con buona probabilità questo è il suo film più riuscito (…) non a caso il Giappone lo ha scelto come suo rappresentante per l’Oscar al miglior film straniero. (…) Nonostante sia un film di un tedesco (ma scritto insieme allo sceneggiatore giapponese Takuma Takasaki) è chiaro che ci sono tutto il senso del lavoro e la dedizione al servizio della comunità nipponici, qualcosa di realmente esotico per noi, unite all’idea estremamente occidentale che per arrivare a una situazione simile deve essere successo qualcosa, che una condizione umana non sia frutto dell’essenza di un uomo ma degli eventi che gli sono accaduti. L’arrivo della nipote porta infatti con sé qualche informazione riguardo il passato, e solo questo avere qualche dettaglio in più, per i meccanismi con cui funziona il cinema, ci porta a guardare con occhi diversi quella stessa routine lavorativa vista fino a quel momento. È esattamente il tipo di effetto con cui manipolare bene il pubblico per condurlo, insieme al protagonista, verso un finale che prende un film apparentemente quieto e lo traghetta verso un’esplosione emotiva a cui a quel punto è impossibile sfuggire. (Gabriele Niola, www.wired.it)

Wim Wenders ci regala uno spaccato normalissimo di vita, lo fa soffermandosi a distanza ravvicinata sulle espressioni del volto, in una palette fredda che assimila tepore man mano che il minutaggio scorre. Prende poi le distanze, quanto basta a regalarci una visione totale della realtà in cui ci troviamo - la luce che filtra dagli alberi, le vetrate colorate delle toilette, un tizio strambo che si aggira nel parco, un bambino che saluta con la manica in senso di gratitudine, il caos di un pub -; si perde nei chiaroscuri al neon atti a circoscrivere un dettaglio, un piacere intimo come la lettura, quella dei libri di autori come William Faulkner, Aya Kōda, Patricia Highsmith, rigorosamente di seconda mano. (…) Un film intimo, con la cinepresa ad altezza d’uomo, gli occhi che si alzano all’insù solo per guardare un soffitto di foglie amiche. Personaggi discreti, che non si fa fatica a capire, a cui gli interpreti regalano un guizzo di sconfinata personalità. Un film da godere lentamente, sintonizzando i battiti sul tempo unico e incommensurabile di una vita fatta di attimi unici e irripetibili. Si esce dalla sala riabilitati alla vita, rieducati alla bellezza. (Teresa Monaco, www.cinematographe.it)