Suburbana Collegno

GREEN BORDER

mercoledì 26 giovedì 27 febbraio 2025 - ore 21

(Zielona Granica) Regia: Agnieszka Holland - Sceneggiatura: A. Holland, Gabriela Lazarkiewicz-Sieczko, Maciej Pisuk - Fotografia: Tomasz Naumiuk - Montaggio: Pavel Hrdlička - Interpreti: Behi Djanati Atai, Agata Kulesza, Maja Ostaszewska, Tomasz Wlosok, Piotr Stramowski, Jasmina Polak, Magdalena Poplawska, Maciej Stuhr, Marta Stalmierska - Polonia/Francia/Repubblica Ceca 2023, 147’, Movies Inspired.

2021. Una famiglia siriana atterra a Minsk per cercare di raggiungere il confine tra Bielorussia e Polonia e, una volta entrata nell’Unione Europea, raggiungere dei parenti in Svezia. Ma la foresta che separa i due paesi è ormai teatro di una guerra di sopravvivenza per i rifugiati, presi in mezzo tra la propaganda del presidente bielorusso Lukashenko, che li attira nel paese per sovraccaricare il confine e destabilizzare i governi occidentali, e la violenta repressione da parte della polizia di frontiera polacca, che su ordini del governo cerca di ricacciarli indietro senza alcun riguardo.

Il confine verde (Zielona granica) è la fascia di foresta primaria, una delle ultime in Europa, che separa, o sarebbe meglio dire unisce, Polonia e Bielorussia. Tra conifere e latifoglie, alci, linci, bisonti e pericolose paludi, corre la linea immaginaria - non c’è elemento geografico o fisico a cui appoggiarsi nella demarcazione - che definisce la topologia politica tra lo stato bielorusso e quello polacco. Ed è qui, in questo lembo di terra selvatica transfrontaliera, prezioso deposito della biodiversità del nostro continente ma anche territorio inospitale e insidioso, che si consuma uno degli episodi più vergognosi della gestione del fenomeno migratorio in Europa. Rifugiati siriani, curdi, iracheni, afgani, somali e di altre zone martoriate del mondo cercano da questo confine di raggiungere l’Unione Europea, confidando in rischi minori rispetto alle pericolose rotte del Mediterraneo. Per ritrovarsi invece letteralmente intrappolati in un crudele gioco al rimpallo, che tra violenze e soprusi li costringe a macerare, e spesso morire, in una terra di nessuno, dove la ferocia primordiale della natura impallidisce di fronte alla cinica e metodica ricerca della crudeltà degli esseri umani, e delle loro, in questo efficientissime, organizzazioni. Agnieszka Holland registra tutto questo con estrema precisione - grazie a un lavoro di documentazione e scrittura con gli operatori sul campo, e alla scelta di far recitare attori con background migratorio, che hanno vissuto esperienze simili a quelle raccontate - in un bianco e nero che non nasconde nulla della disumanità che questo sistema perverso, volutamente perverso, di trattare i rifugiati porta avanti. (Francesco Memo, www.doppiozero.com)

A seguito alla presentazione del film alla Biennale del Cinema di Venezia 2023, ove ha vinto il premio speciale della giuria, il Ministro della giustizia polacco Zbigniew Ziobro ha accusato la regista di fornire un’immagine falsa e ingiuriosa della Polonia, scrivendo su Twitter: «Nel Terzo Reich, i tedeschi producevano film di propaganda che mostravano i polacchi come banditi e assassini. Oggi per questo c’è Agnieszka Holland». In risposta la regista ha richiesto delle pubbliche scuse da parte di Ziobro e una donazione all’Associazione dei Bambini Vittime dell’Olocausto, sostenendo che queste dichiarazioni violassero i suoi “diritti personali” in quanto nipote di vittime dell’Olocausto e figlia di una partecipante alla rivolta di Varsavia in caso contrario avrebbe intrapreso vie legali.